4€  14° année - n° 81 MAI -JUIN 2006


CITTADINANZA EUROPEA DI RESIDENZA
 
 

Dopo il cantone svizzero di Neuchâtel nel 1849, dopo l’Irlanda nel 1963, dopo la Svezia nel 1975, numerosi altri paesi europei hanno progressivamente accordato diritti politici ai propri residenti stranieri, e in particolare il diritto di voto alle elezioni comunali.

Il Trattato di Maastricht del 1992 ha allargato il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni comunali ed europee ai cittadini degli Stati membri residenti in un altro Paese dell’Unione europea.

Ma una parte ogni giorno crescente della popolazione, nella maggioranza dei Paesi UE, è composta di persone che non hanno la cittadinanza di uno Stato membro. In Paesi che, senza eccezione, si proclamano democratici, come pure a livello comunitario, si pone la questione della loro partecipazione alla vita politica, che non ha finora trovato una soluzione né coerente, né soddisfacente (v. tabella a pag. 4).

L’ottenimento del diritto di voto a livello comunale o locale nei Paesi dove questo non viene ancora riconosciuto costituirebbe un importante passo in avanti,  anche se ciò non eliminerebbe tutte le discriminazioni fra stranieri,  e cioè fra cittadini dell’UE da una parte  e cittadini di Stati terzi dall’altra: questi ultimi continuerebbero a non godere degli stessi diritti, in particolare per quanto riguarda le elezioni europee.

Mobilitazione

Di qui la necessità di una mobilitazione di tutte le organizzazioni a livello europeo per il riconoscimento della cittadinanza UE a tutti i residenti, indipendentemente dalla loro nazionalità. Condizione imprescindibile perché ciò avvenga è una battaglia coordinata in tutti i Paesi dell’Unione. E’ questo il senso della petizione “un milione di firme per una cittadinanza europea di residenza”. E’ questo il senso della presenza della “Lettre” ad Atene.
Numerose associazioni (oltre 400 hanno firmato la « petizione del milione ») ritengono che sia giunto il momento di dire basta alle disuguaglianze create da Maastricht: accordare gli stessi diritti a tutti i residenti stranieri, quale che sia la loro nazionalità e, a questo scopo,  creare una cittadinanza europea di residenza. Questa proposta è stata presentata alla convention sul futuro dell’Europa, ma non è stata poi ripresa nel progetto sottoposto ai governi. I militanti per i diritti civili, le associazioni di migranti e di supporto devono mobilitarsi  in tutti i Paesi dell’Unione europea. E’ necessario lottare perché la cittadinanza europea venga integrata nell’eventuale futura Costituzione dell’UE.


Retour au sommaire de la LETTRE n° 81
Retour à la présentation : LETTRE
Retour à la page : ACCUEIL